
Essere ridotti al lumicino, l’antico ma sempre attuale modo di dire fiorentino
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“Essere ridotto al lumicino!” Chissà quante volte, avrete avuto occasione di sentire pronunciare questo modo di dire. Possiamo senz’altro affermare che Firenze e la Toscana, probabilmente anche grazie alla fortunata coincidenza di annoverare un conterraneo come il sommo poeta Dante Alighieri, costituiscono l’origine di molte delle espressioni verbali. Queste ultime sono tutt’oggi utilizzate nell’italiano corrente. Nella fattispecie la simpatica dizione, indica qualcuno che ha subìto o sta attraversando un momento particolarmente penoso della propria vita; sia che si tratti di malattie o di problemi finanziari.

Il quartiere Dantesco a Firenze
L’origine di questa bizzarra locuzione, sembra affondare le sue radici nella Firenze del 1400. Come è risaputo, il Rinascimento fiorentino fu un periodo di particolare fermento per il capoluogo toscano. Tutta la vicenda sembra gravitare intorno ad un punto ben preciso della città. Si tratta in particolare di Piazza San Martino. Tradizionalmente il quartiere in questione, è ritenuto Dantesco per eccellenza. Si può infatti notare il Museo della casa di Dante, e vanta edifici conosciuti come la Torre della Castagna o la Chiesa di Santa Margherita dei Cerchi. Quest’ultima è tramandata alla memoria dei posteri, niente di meno che il luogo del primo incontro tra Dante e Beatrice.
Di ridotte dimensioni, questo grazioso e caratteristico angolo cittadino, passa spesso inosservato agli occhi dei più, sebbene sia collocato nel cuore pulsante di Firenze, ed a pochi passi da Piazza della Signoria. Forse non tutti sanno, che proprio Piazza San Martino, è custode di un interessante quanto curioso capitolo di storia fiorentina.
Sant’Antonino da Firenze
Ma partiamo dall’inizio. All’angolo con Via Dante Alighieri si trova un minuscolo oratorio, unico superstite di una preesistente chiesa. La struttura è conosciuta come l’Oratorio dei Buonomini. Il nome non è casuale, in quanto si rifaceva all’omonima Congregazione, lacosiddetta Congregazione dei Buonomini a cui l’oratorio era affidato.
L’assegnazione dell’edificio nel 1441, fu disposta dall’allora Arcivescovo Antonino Perozzi. Il religioso il 31 maggio del 1523 diventerà Sant’Antonino da Firenze, proclamato da Papa Adriano VI. Fu un personaggio di spicco del tempo, che si contraddistinse anche per le sue molteplici opere caritatevoli. Tra le tante, si ricordano la riorganizzazione dello Spedale degli Innocenti, e come già anticipato, l’Oratorio dei Buonomini di San Martino. Ad oggi, Sant’Antonino è compatrono insieme a San Zanobi dell’Arcidiocesi di Firenze, e viene celebrato il 10 di maggio.
La Congregazione dei Buonomini ed i vergognosi
La congregazione in questione era composta da 12 uomini. Tutti erano scelti con cura, seguendo un criterio ben studiato. Per ogni sesto della città, si selezionavano due candidati di differente levatura sociale. I Buonomimi (o Bonomini), erano quindi chiamati a rappresentare la popolazione nella sua interezza. Una volta formata la congregazione, veniva loro affidato il compito di raccogliere e distribuire tutto ciò che ricevevano in offerta. Il ricavato era successivamente donato nel più assoluto riserbo, a coloro che ne avessero avuto necessità.

I destinatari di tali sostegni, erano i “poveri vergognosi“. Nello specifico, erano così chiamati i benestanti ed i nobili caduti in rovina. Come è intuibile, per la civiltà del tempo era considerata un’onta insopportabile questa condizione sociale. Oltre che minare la dignità del singolo individuo, lo rendeva particolarmente riluttante a dover chiedere pubblicamente l’elemosina.
La storia ci insegna che i Signori di Firenze, erano gli appartenenti alla famiglia dei Medici. Generalmente coloro che cadevano in disgrazia, rappresentavano principalmente i loro avversari politici, ridotti irrimediabilmente sul lastrico dalle tasse altissime imposte.
Guardando il portoncino di ingresso dell’oratorio, si nota lateralmente sulla facciata, una fessura posta all’interno di una croce. Una lapide sottostante riporta la scritta, “limosine per li poveri verghognosi di San Martino”. La buchetta era utilizzata per la raccolta delle offerte depositate dai fedeli. Successivamente il ricavato veniva devoluto ai bisognosi: ovvero, i cosiddetti vergognosi.
Quando le risorse iniziavano a scarseggiare, i Buonomini avevano ideato un espediente discreto e sorprendentemente efficace. Per attirare l’attenzione della popolazione e chiedere nuove sovvenzioni, accendevano un lumino. Quest’ultimo era posto sopra una finestra all’esterno ed in bella vista. In questo modo la congregazione lasciava intendere che i fondi erano terminati, e che vi era nuovamente bisogno dell’aiuto dei benefattori. Tutt’oggi la congregazione ha mantenuto la sua identità. Affidandosi ai contributi provenienti da persone caritatevoli, continua ad aiutare i più bisognosi.
La trasformazione di “essere ridotto al lumicino”
E’ per merito di questa pratica dal fine assistenziale, che nacque col passare del tempo l’espressione “essere ridotti al lumicino”. Oggigiorno il simpatico modo di dire, ha assunto un significato decisamente più ampio. Non stupitevi quindi, se, dopo aver superato una brutta influenza – ad esempio – vi sentirete apostrofare con “tu se’ ridotto al lumicino!“, per lasciare intendere che apparite deperiti.
L’oratorio dei Buonomini
Se vi trovate a passare per Piazza San Martino, non perdete l’occasione di visitare l’oratorio. All’interno della piccola stanza, si possono ammirare delle bellissime lunette. Queste ultime contengono degli affreschi riconducibili probabilmente alla bottega di Domenico Ghirlandaio. Recenti studi parrebbero però attribuirli a Francesco d’Antonio, un miniaturista che aveva la bottega nelle immediate vicinanze. Ciascun affresco raffigura scene di vita comune della Firenze dell’epoca, connesse presumibilmente alle sette opere di Misericordia. Nello specifico si identificano: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti.
Entrando nel locale, si nota subito un altare posto in posizione centrale. E’ presente anche un’interessante tavola del 1400 rappresentante la Madonna col Bambino, ed un busto ligneo di Sant’Antonino attribuito al Verrocchio. Aldilà della buchetta per le offerte, anche l’esterno merita di essere osservato con maggiore attenzione. Sopra la porta d’ingresso, è posta una lunetta raffigurante Sant’Antonino, più un affresco a destra del portone, di Cosimo Ulivelli. Vi è ritratto il patrono dell’Oratorio, vale a dire San Martino vescovo di Tours.
Quando visitare l’oratorio
L’oratorio è visitabile gratuitamente (ma è comunque possibile lasciare un’offerta) tutti i giorni – eccetto la domenica ed il venerdì pomeriggio – negli orari: 10;00/12;00 – 15;00/17;00.







6 commenti
wwayne
Ti auguro un buon Natale e un 2023 così abbondante da non farti mai ridurre al lumicino neanche una volta! 🙂
Una Lente in Viaggio
Ma ciao Wayne! Che bell’augurio, grazie 😃 ti auguro di trascorrere questo Natale circondato da tanta serenità e felicità e di accogliere il 2023 sorridendo ☺️
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LARA
Ma che bello questo articolo! Adoro sapere cosa c’è dietro ai detti, alle tradizioni, le storie che per caso oppure no, fanno nascere qualcosa che nei secoli rimane e arriva ai posteri. Grazie, mi è piaciuto un sacco 🙂
Daniela
Ciao Lara e grazie! Anche a me piace scoprire storie e leggende ed in questo caso, come nasce un modo di dire 😊 grazie per il passaggio!
Daniela
Ciao e grazie a te 🙂 anche io sono appassionata di tradizioni e storie a loro legate, sono pertanto davvero molto felice che ti sia piaciuto questo aneddoto! 🙂