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San Valentino in Toscana, sulle orme delle più grandi leggende d’amore

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San Valentino è alle porte e come ogni anno, la Toscana si rivela tra le mete più ambite dove trascorrere un weekend romantico. Per questa particolare ricorrenza ho pensato di prendere spunto dalla mia passione per le leggende, realizzando un itinerario in Toscana attraverso alcune tra le più conosciute tradizioni e storie d’amore del territorio. Ovunque vi troviate, avrete quindi l’opportunità di conoscere una favola d’amore che forse ignoravate prima d’oggi.

Molti dei racconti si riferiscono a relazioni dall’epilogo drammatico. La cosa non dovrebbe stupirci. Del resto è risaputo che le vicende sentimentali più avvincenti passate alla storia, hanno generalmente una trama struggente ed appassionata, nonché ricca di colpi di scena, che sfociano irrimediabilmente in conclusioni tragiche.

Firenze, scenario di amori e tradimenti

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Palazzo Grifoni Budini Gattai in Piazza Santissima Annunziata a Firenze (Photo Credit: Una Lente in Viaggio)

 

Firenze è depositaria di numerose leggende amorose che si raccontano e si tramandano da secoli. Ed è proprio dal capoluogo toscano che voglio iniziare l’itinerario di San Valentino. La più conosciuta è forse la storia della finestra sempre aperta, presso lo splendido edificio cinquecentesco di Palazzo Grifoni Budini Gattai in Piazza Santissima Annunziata. Sono due le versioni più accreditate che la riguardano.

La nobildonna in attesa

La prima vicenda riporta di una nobildonna vissuta al piano nobile del palazzo, in tormentata attesa del ritorno del marito partito in guerra. Pare che la poverina fosse così afflitta, da non volersi mai allontanare dalla finestra della sua stanza, nella speranza di vederlo comparire. Il marito non fece mai ritorno, ma la donna vigilò sulla piazza giorno e notte, anno dopo anno, fino alla morte.

Dopo il suo seppellimento, furono svariate le occasioni in cui si tentò di chiudere la finestra in questione; malauguratamente però, ogni volta si verificavano eventi anomali ed inspiegabili. Tutto questo, portò alla decisione di lasciare sempre la finestra aperta, affinché lo spirito della nobildonna potesse continuare a vegliare sulla piazza, in attesa del consorte.

Intrighi e tradimenti

Altra vicenda sempre legata alla finestra, vede ancora una volta protagonista una figura femminile. Questa volta però, la storia riguarda un intrigo fedifrago. Si racconta di una nobildonna segretamente amata niente di meno che da Ferdinando I° dei Medici. Il marito della donna, pazzo di gelosia, obbligò la donna a tenere la finestra della camera sempre aperta, affinché potesse costantemente controllarla. Credenza popolare vuole, che la statua equestre raffigurante Ferdinando I° posta centralmente la piazza, sia posizionata con il volto del granduca rivolto verso la finestra, proprio in memoria di questa relazione clandestina.

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Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze

 

Il tema sacrilego del tradimento non ha risparmiato neanche i luoghi di culto fiorentini. In particolare, perfino la facciata della Cattedrale di Santa Maria del Fiore (il Duomo), ne conserva leggendarie testimonianze. Sarà sufficiente spostarsi all’ingresso della porta della mandorla, per notare una bellissima quanto inaspettata scultura. Si tratta di un’opera raffigurante una testa di toro che fa capolino dall’opulente facciata. Secondo la tradizione, la testa dell’animale fu posizionata in quel punto esatto, dal capomastro dell’opera del Duomo.

L’intento era quello di deridereun sarto, che a detta di tutti era molto geloso della consorte. Quest’ultimo viveva con la moglie in Via Ricasoli, e le finestre della loro abitazione si affacciavano sulla facciata del Duomo. Si racconta che tra la donna ed il capomastro vi fosse una relazione extraconiugale. Dicerie riportano, che il sarto fosse così furioso per aver scoperto la tresca, tanto da averli addirittura denunciati al Tribunale Ecclesiastico. È per questo motivo che il capomastro decise di posizionare la testa del bovino. Le possedenti ed evidenti corna in direzione dell’abitazione, dovevano in altre parole, ricordare ogni giorno al sarto l’infedeltà subita. 

L’amore (non) segreto per la leggendaria Simonetta Cattaneo Vespucci

Probabilmente il nome Simonetta Cattaneo Vespucci, non produrrà a primo acchito alcun rilevante ricordo. Basterà nominare la celebre opera “La nascita di Venere” per collegare questo nome, alla bellissima figura femminile ritratta da Sandro Botticelli. Simonetta Vespucci è stata senza ombra di dubbio la ninfa del grande pittore fiorentino. Si narra che la giovanissima nobildonna originaria di Genova, fosse di una bellezza disarmante. Appena sedicenne convolò a nozze con l’altrettanto giovanissimo Marco Vespucci, cugino del noto navigatore Amerigo Vespucci.

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La nascita di Venere di Sandro Botticelli (Photo Credit: Di Sandro Botticelli – Uffizi, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=76640284)

Una volta che la coppia si trasferì a Firenze, la fanciulla venne immediatamente notata. La sua avvenenza fece letteralmente girare la testa a tutta la corte de’ Medici, e non solo. Al tempo, il potere fiorentino era nelle mani di Lorenzo de’ Medici e del fratello Giuliano. Quest’ultimo si invaghì irrimediabilmente della bellissima Simonetta, tanto da decidere nel 1475, di partecipare ad un torneo – Il torneo di Giuliano. Il suo unico scopo era accaparrarsi il premio in palio, costituito da uno stendardo che ritraeva l’immagine della giovane, realizzato appunto, dall’artista Sandro Botticelli.

Come è noto, anche il grande pittore non rimase insensibile al fascino di Simonetta, al punto di considerarla sua musa ispiratrice. In realtà si racconta che Botticelli non pensasse alla fanciulla unicamente come fonte di ispirazione artistica. Pare infatti, ne fosse anch’egli perdutamente innamorato. La sorte volle che Simonetta si ammalasse ancora giovanissima, e morì prematuramente. Questo avvenimento gettò i suoi spasimanti nella più grande ed inconsolabile disperazione.

La dimostrazione di tale sentimento fu confermata anni dopo da Botticelli, in quanto chiese “di essere sepolto ai suoi piedi“. Alla morte del pittore nel 1510, il suo desiderio fu esaudito, e fu disposto di seppellirlo nella Chiesa di Ognissanti, dove a tutt’oggi entrambi riposano.

  • San Valentino a Pistoia

Selvaggia Virgiolesi ed il Castello di Sambuca

In provincia di Pistoia, esattamente in località Sambuca, si trovano le rovine di un castello da tutti conosciuto come il Castello di Sambuca. Purtroppo l’edificio si presenta oggi molto danneggiato, ma è pur sempre dotato di grande fascino. La possente struttura originale edificata su una ripida altura, era nota per la sua cinta muraria inespugnabile. Documenti rinvenuti del XIV secolo descrivono con novizia di particolari la pianta ottagonale della roccaforte, la sua cinta muraria dotata di caditoie, oltre le passatoie in legno, ed in particolare la torre di avvistamento di oltre 20 metri

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Sambuca (provincia di Pistoia) (Photo Credit: Di Daniela Niccolai – https://www.toscanaovunquebella.it/it/sambuca-pistoiese, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=75756050)

Il castello ha ispirato svariate credenze ed è stato testimone di numerosi eventi storici, come ad esempio la vicenda di Selvaggia Virgiolesi. Si tratta di una figura femminile che probabilmente non sarebbe mai passata alla storia per le sue gesta. In questo caso però, è ricordata perché in lei si identifica la musa ispiratrice, del poeta pistoiese stilnovista e di parte guelfa nera, Cino da Pistoia.

Si racconta che la nobildonna proveniente da famiglia di parte ghibellina, vivesse nella Rocca Poggio di Marco, fintanto che quest’ultima venne assediato dai Guelfi. Selvaggia riuscì a fuggire scappando attraverso cunicoli segreti, arrivando prima al Castello di Batoni, ed infine al Castello di Sambuca, dove vi trascorse il resto della vita.

I canti tormentati del poeta, lasciano intendere ad un amore mai vissuto ma immaginato con struggente passione. Non è dato sapere se l’amore non fosse corrisposto, o se più probabilmente, gli impedimenti fossero causati delle due fazioni avversarie di appartenenza. Ciò che sappiamo, è che grazie al seducente personaggio di Selvaggia Virgiolesi, possiamo oggi rivivere la testimonianza di immortali versi d’amore.

  • San Valentino a Lucca

L’amore oltre la vita nella Torre Guinigi a Lucca

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Torre Guinigi a Lucca (Photo Credit: Di LivornoDP – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32594846)

Proseguiamo con il nostro itinerario di San Valentino spostandoci nella meravigliosa città di Lucca, dove è possibile ammirare una torre unica nel suo genere. Mi riferisco alla bellissima Torre Guinigi. Quest’ultima è nota per la particolarità di possedere sulla sua sommità un giardino pensile, composto da un cassone interrato, su cui sono stati piantati sette alberi di leccio. La torre medievale, che domina il paesaggio urbano da un’altezza di 45 metri, è la custode di una leggenda d’amore tra Paolo Guinigi, da cui la costruzione prende il nome, e la moglie Ilaria del Carretto, nobildonna morta prematuramente di parto.

La leggenda racconta che lo spirito della giovane, risieda ancora oggi nella torre. Pare infatti che insieme al fidato cagnolino, vegli la costruzione all’ombra dei lecci, in attesa di riunirsi al marito. Si narra che i lecci fossero stati piantati direttamente da Guinigi, e che la pianta più alta ne avesse addirittura predetto la morte, perdendo poco prima tutte le sue foglie.

Credenza vuole che sia proprio grazie allo spirito di Ilaria del Carretto, se la torre non fu mai mozzata o abbattuta, come accaduto alle altre torri un tempo presenti in città. All’interno del Duomo di San Martino, è possibile oggi ammirare il monumento funebre ad Ilaria del Carretto. Ritratta insieme al fedele cagnolino, l’opera che è stata realizzata da Jacopo della Quercia nel 1406, è conosciuta come una tra le tombe più belle al mondo.

  •  San Valentino all’Isola d’Elba

Amore e pirati all’Isola d’Elba

Nell’Isola d’Elba, fiore all’occhiello dell’Arcipelago Toscano, si celebra ogni 14 luglio una rievocazione storica estremamente suggestiva. La manifestazione vede coinvolta la Spiaggia dell’Innamorata a Capoliveri, che per l’occasione si trasforma in uno scenario magico, illuminata nella notte da mille torce. I festeggiamenti si compongono da un bellissimo corteo in costume, e da un’altrettanto affascinante sfida di imbarcazioni in mare – la “Disfida della Ciarpa”Ciascuna barca rappresenta i rioni della cittadina. Il gioco consiste nel recupero di uno scialle, che l’imbarcazione vincitrice consegnerà nelle mani di una giovane, chiamata a rappresentare per l’occasione la figura femminile di Maria.

La leggenda della storia d’amore di Maria e Lorenzo

La storia d’amore che sto per raccontarvi narra di due giovani elbani, Maria e Lorenzo. Il loro travagliato sentimento, pare aver dato vita a questa tradizione che si tramanda da secoli. Si racconta che i due fossero molto innamorati, ma che la loro relazione fosse ostacolata dalla famiglia del giovane, perché la fanciulla era di modeste origini. Ciò nonostante, e sfidando la sorte, la coppia era solita incontrarsi segretamente in spiaggia. Nel 1534, esattamente il 14 luglio, Lorenzo si trovava in spiaggia in attesa della sua amata, quando fu sorpreso da un gruppo di pirati che stavano mettendo a ferro e fuoco l’isola. 

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Il giovane tentò inutilmente di difendersi come poteva, ma ebbe la peggio, finendo così prigioniero dei balordi. Maria arrivò in spiaggia mentre Lorenzo veniva trascinato sulla nave dei predoni. La ragazza tentò invano di raggiungere l’imbarcazione, che nel frattempo era ormai in mare aperto. Di lì a poco vide gettare in acqua il corpo ormai senza vita dell’amato. Subito si lanciò in mare con la speranza di recuperare il cadavere, ma sparì tra le onde senza mai fare ritorno. Giorni dopo di lei fu ritrovato incagliato su uno scoglio, solo lo scialle che indossava.

Circa un secolo dopo, un nobile spagnolo che abitava sull’isola, Don Domingo Cardens, ebbe l’impressione nel cuore della notte, di sentire delle urla provenire dalla spiaggia. Dirigendosi sul posto, ebbe anche la visione di una giovane che correva disperata. Era il 14 luglio. Dai racconti dei pescatori del luogo, conobbe la sciagurata storia dei due amanti. Diede a questo punto disposizione di illuminare la spiaggia, in modo tale che lo spirito di Maria potesse ritrovare il suo amato. La spiaggia da allora venne chiamata dell’Innamorata ed il nobiluomo, attraverso il suo testamento, diede istruzione che si conservasse tramite i suoi eredi, la tradizione tutt’oggi ancora in essere.   

  • San Valentino in provincia di Siena

Il castello tormentato in provincia di Siena

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Castello di Strozzavolpe (Photo Credit: Di Sailko – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=62444097)

Nei dintorni di Poggibonsi in provincia di Siena, si trova il bellissimo Castello di Strozzavolpe. Questa affascinante costruzione, dall’aspetto austero e misterioso, è nota perché protagonista di numerose leggende. Tra le tante, si narra l’inquietante storia di Cassandra Franceschi e della “camera rossa“. Cassandra era la moglie di un nobiluomo, Signore del castello. Si racconta che la donna intrattenesse una relazione amorosa, niente di meno che con un paggio al servizio del marito.

Forse per incauta distrazione o per eccesso di sicurezza, Cassandra fu sorpresa in flagrante dal consorte, mentre si intratteneva con il ragazzo nella cosiddetta camera rossa. Il marito in preda all’ira murò vivi i due amanti, proprio tra le mura della camera in questione. Si riporta che mentre i due amanti morivano di fame e di stenti, il marito ancora furioso nonostante il terribile gesto, per rendere ancor più terribile la vendetta, gozzovigliasse fragorosamente nella stanza vicina con gli amici. Testimonianze confermano che l’anima della donna sia rimasta intrappolata all’interno del castello, e che varcando la soglia della camera rossa, si avvertano tutt’oggi sospiri e presenze sinistre. 

  • San Valentino a Siena

La pietra dell’amore in Piazza del Campo

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Piazza del Campo a Siena (Photo Credit: Di Mark Sehnert – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6922317)

 

Esiste una bella storia legata a Siena, e riguarda l’amore puro e fraterno tra due amici. Nei secoli la vicenda ha dato vita ad una tradizione, che celebra la verità incondizionata dei sentimenti, come quella tra due innamorati. La storia calza a pennello per celebrare la Festa di San Valentino. Visitando la suggestiva Piazza del Campo, noterete una lastra bianca che spicca tra i mattoncini rossi che compongono il lastricato della piazza.

La pietra dell’amore

Si tratta della famigerata “pietra dell’amore“. I protagonisti della vicenda sono due amici, Provenzano Salvani e Nino Pagliaresi. Il primo, è altresì noto perché nominato dal Sommo Poeta Dante Alighieri nel Purgatorio, al girone dei SuperbiSalvani era un potente signore appartenente alla classa benestante senese. Con la caduta dei ghibellini – fazione a cui entrambi appartenevano – persero tutte le proprie ricchezze. Nino Pagliaresi fu anche imprigionato.

Al tempo i signori non venivano uccisi, ma era richiesto un cospicuo riscatto in cambio della loro libertà. Il rilascio di Pagliaresi avvenne proprio in queste circostanze, grazie alla pubblica e volontaria umiliazione di Provenzano Salvani. Quest’ultimo difatti mendicò proprio in Piazza del Campo, per raggiungere la somma richiesta alla scarcerazione dell’amico.

La compassione nei confronti di Pagliaresi, prevalse sul temperamento di colui da tutti conosciuto come un personaggio altezzoso. In memoria di questa vicenda fu posta la lastra. La tradizione racconta che una coppia che si ferma sulla pietra, suggellando la propria promessa d’amore con un bacio, sarà eterno.

  • San Valentino sul Monte Amiata

La forza dell’amore sfida le leggi della natura a Vivo d’Orcia

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Eremo del Vivo a Vivo d’Orcia (Photo Credit: Di Senpai – Opera propria, CC BY-SA 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3943178)

E per San Valentino non potevo non menzionare l’incantevole area del Monte Amiata, dove in località Vivo D’Orcia, si trova l’Eremo del Vivo. Questo bell’edificio di epoca tardo rinascimentale, si trova nelle immediate vicinanze di una bellissima valletta, ed è raggiungibile attraverso un ponte conosciuto come il “Ponte degli innamorati“. E’ proprio in questo luogo specifico, che si può ammirare l’inspiegabile presenza di un pino marittimo, che riesce da secoli nonostante le avverse condizioni climatiche, a sopravvivere ad oltre 1000 metri di altitudine.

Leggenda vuole che il pino fosse stato piantato da uno stalliere, come pegno d’amore nei confronti della Contessa Cervini. Si dice che la forza del loro sentimento, sia la linfa vitale che permette all’albero di sopravvivere in un ambiente a lui non congeniale.

“Chi ama crede nell’impossibile”

(Elizabeth Barrett Browning)

 

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