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Curiosità fiorentine: Piazza Santa Trinita e la Colonna della Giustizia

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Ogni anfratto di Firenze, anche il più nascosto, racconta e custodisce storie affascinanti e curiosi aneddoti. A questo proposito, oggi voglio parlarvi della bella quanto singolare Piazza Santa Trinita e dell’altrettanto splendida Colonna della Giustizia, posizionata al suo interno. Generalmente Piazza Santa Trinita è erroneamente frequentata più per la posizione privilegiata in cui si trova, che per l’importanza dei suoi monumenti. Troppo spesso infatti, si ignora quanto questo angolo fiorentino così raccolto, tipico ed affascinante, abbia tanto da raccontare sia in termini storici che architettonici. Numerose sono le storie e le dicerie che si intrecciano tra i vicoli ed i palazzi della piazza. Sono certa che continuando a leggere, anche voi la guarderete con occhi diversi quando vi troverete a passarci.

Via dello shopping e struscio fiorentino

Prima di addentrarci nel vivo del racconto, c’è però una doverosa premessa da fare. Per coloro che si stessero interrogando circa la pronuncia e l’ortografia di trinita, vi confermo che non si tratta di un errore di battitura. L’ultima “a” infatti non vuole l’accento. Si legge Trìnita e non Trinità. Questa particolare eccezione riguarda esclusivamente l’area fiorentina e pratese, in quanto il toponimo che contiene la parola “trinità“, dalla forma del nominativo latino trinĭtas, si pronuncia sdrucciolo.  Di conseguenza, la stessa regola si applicherà anche alla chiesa omonima, così come allo storico e seducente ponte sull’Arno – nonché il mio preferito – Ponte Santa Trinita.

Piazza Santa Trinita è collocata in un punto strategico cittadino che forse più di tutti,  identifica lo shopping di lusso, ovvero, Via de Tornabuoni. Provenendo difatti dalla Basilica di Santa Maria del Fiore – il Duomo, avrete certamente percorso questa meravigliosa strada caratterizzata da fastosi edifici nobiliari. Ad oggi si trovano numerose e sfavillanti boutique dei maggiori brand d’élite internazionali. Una volta superato il fascino accecante della frivolezza, guardatevi bene intorno ed ammirate la splendida e peculiare Piazza Santa Trinita, protagonista indiscussa di questo articolo.

Piazza Santa Trinita, oltre lo shopping c’è di più!

Dal punto di vista artistico e storico possiamo affermare senza ombra di dubbio, che Piazza Santa Trinita presenta una particolarità fuori dall’ordinario. Forse non tutti sanno che sui tre lati che la delimitano, si affacciano quattro splendidi edifici di epoca diversa, che costituiscono l’esatta rappresentazione architettonica del periodo storico a cui appartengono. Nella fattispecie mi riferisco a Palazzo Spini-Feroni, Palazzo Buondelmonti, Palazzo Bartolini-Salimbeni, e, alla facciata della chiesa di Santa Trinita.

Oltre a questo, tanto per non farsi mancare niente, scopriremo più avanti che lo slargo in questione, pare essere stato anche al centro di un curioso avvenimento del passato, che tutt’oggi si racconta con ilarità.

Palazzo Spini-Feroni

Arrivando in prossimità della piazza, sempre provenendo da Via Tornabuoni lato Duomo, ci troviamo dinnanzi all’imponente Palazzo Spini-Feroni. L’edificio ad oggi, ospita la boutique e l’interessante Museo Salvatore Ferragamo. La sua costruzione risale al 1289 per volere di Geri Spini. Quest’ultimo fu il banchiere del Papa nonché dei reali di Inghilterra e Francia. Mediante la realizzazione di un edifico di tale portata, lo scaltro personaggio intendeva ostentare il potere e la ricchezza della sua casata.

Dopo la famiglia Spini, furono svariate le famiglie di stirpe nobile che si succedettero alla proprietà del palazzo. Tra queste si possono menzionare i Guasconi, Da Bagano e Feroni. Tutte apportarono le loro personali modifiche e migliorie alla struttura. Nel XIX secolo l’edificio subì un cambio di destinazione, diventando così albergo di lusso, per poi trasformarsi in sede del Comune cittadino all’epoca di Firenze Capitale. Più avanti, nel 1870, divenne anche sede del Gabinetto Scientifico e Letterario Vieusseux. Per un periodo ospitò anche gallerie d’arte. Infine venne nuovamente adibito ad abitazione. Al suo interno soggiornarono personaggi illustri, come ad esempio, il celebre scrittore Oscar Wilde.

Nel 1938 lo stilista Salvatore Ferragamo, lo sceglie come location per il suo laboratorio di calzature di lusso. In seguito acquisterà l’intero edificio facendolo diventare a tutti gli effetti, sede della maison e del negozio Salvatore Ferragamo.  Per onorare la figura del fondatore del colosso imprenditoriale, nasce nel 1995 l’idea di adibire un’area del palazzo a museo.

L’Arco dei Pizzicotti all’ombra di Palazzo Spini-Feroni

Durante una delle tante trasformazioni strutturali subite dal palazzo, anche al fine di allargare il lungarno, venne abbattuta nel 1284 la torre originaria dell’edificio, oltre ad un arco che si affacciava sul fiume Arno.  Quest’ultimo era al tempo conosciuto con il nome Arco dei Pizzicotti. Il bizzarro nomignolo attribuitogli dai fiorentini, si riferiva ad una sorta di “pratica” che oggi sarebbe – giustamente – passibile di denuncia. Trattandosi difatti di un passaggio angusto e scarsamente illuminato, era frequentato e preso di mira dai giovani, che, approfittando della penombra, importunavano le malcapitate donne che si trovavano a passare dallo stretto.

Il pozzo di Beatrice

All’interno del palazzo, si possono ammirare vere e proprie opere d’arte risalenti ad epoca seicentesca e settecentesca, tra cui affreschi, dipinti, altorilievi in marmo e perfino una meravigliosa seppur contenuta cappella. Tra le numerose bellezze artistiche, si trova anche il Pozzo di Beatrice. Questa particolare struttura, sormontata da una lunetta affrescata raffigurante una figura femminile, è così chiamata in onore di Beatrice Portinari, la musa ispiratrice del sommo Poeta Dante Alighieri. Il Poeta difatti, come testimonia la sua celebre opera Vita Nuova,  pare abbia incontrato la giovane per la prima volta, proprio in prossimità del Ponte Santa Trinita.

Basilica di Santa Trinita

Guardando a destra, stretta tra edifici di pregio, lo sguardo è catturato dalla splendida facciata della Basilica di Santa Trinita, che, cronologicamente parlando, è anche la più recente tra gli edifici menzionati. Sebbene la sua realizzazione risalga alla metà del 1200 circa, la facciata in pietra forte fiorentina venne costruita nel 1594. Si tratta di uno splendido esempio di tardomanierismo fiorentino ad opera di Bernardo Buontalenti. La Basilica fu progettata sulle fondamenta, ancora oggi visibili nella controfacciata e nella cripta, della preesistente chiesa dello Spasimo edificata dai vallombrosani.

Non perdete l’occasione di visitare il meraviglioso interno di questo luogo di culto. Rimarrete stupiti dal considerevole patrimonio artistico che possiede realizzato da artisti illustri, come ad esempio Domenico Ghirlandaio, Antonio del Pollaiolo, Giorgio Vasari, Giovanni della Robbia  e lo stesso Buontalenti.

Palazzo Bartolini – Salimbeni

Lateralmente a sinistra si trova Palazzo Bartolini-Salimbeni. Si tratta di un edificio risalente al 1500 che possiamo identificare come il primo esempio di architettura pura rinascimentale, su progetto di Baccio D’Agnolo. La storia ci insegna che le opere innovative, spesso non incontrano inizialmente il favore del pubblico. Una volta infatti che il palazzo fu terminato nel 1520, i fiorentini criticarono spietatamente l’architetto e scultore. Ciò che veniva maggiormente disprezzato, erano le linee classiche dell’edificio e la forma squadrata delle finestre. Baccio d’Angiolo non era purtroppo nuovo alle contestazioni, ma questo ennesimo attacco alla sua arte, fu la classica goccia che fece traboccare il vaso.  Risentito dalle numerose disapprovazioni, decise di reagire. Con un fair play invidiabile dispose di far tacere le male lingue, facendo incidere sulla porta d’ingresso la scritta “carprere promptius quam imitari“, che significa “è più facile criticare che imitare“.

La leggenda del mercante Bartolini e il motto “Per non dormire”

Ma quella non è l’unica incisione che si può notare sulla facciata. Guardando meglio, si può vedere che sulle finestre e sull’architrave di una porta laterale del palazzo, esiste un’altra frase ricorrente, ovvero, “per non dormire“. Ad una seconda più attenta osservazione, si scoprono anche mazzetti di papaveri scolpiti e legati tra loro a tre a tre.

L’origine di queste scritte accompagnate dai fiori di papavero, riconducono ad una leggenda che riguarda i Bartolini, una ricca famiglia di mercanti di lana a cui si deve la costruzione del palazzo. All’epoca i mercanti erano soliti spostarsi di frequente per intavolare nuovi rapporti di affari, che avrebbero aumentato la loro fama e potere. Si racconta di un episodio in cui Bartolini, si recò per affari alla volta di Venezia, in compagnia di altri mercanti del suo stesso settore. Arrivati a destinazione, il gruppetto decise come d’abitudine di cenare insieme. Lo scaltro mercante inserì furtivamente dell’oppio nelle bevande dei suoi compagni di viaggio, e questi caddero in un sonno profondo.

Avendo eliminato la concorrenza,  Bartolini riuscì ad ottenere contratti talmente vantaggiosi, da tornare a Firenze e divenire una tra le famiglie più ricche della città. In memoria dell’espediente e tronfio della sua sagacia, Bartolini ebbe l’ardire di voler far incidere sulla pietra le sue gesta. Per questo motivo la facciata fu arricchita di mazzi di papaveri e della scritta recante il motto “per non dormire”. Come è noto infatti, dalle capsule dei semi di papavero si estrae l’oppio, la sostanza che il mercante utilizzò appunto, per sedare i suoi avversari. La scritta invece rappresentava l’esaltazione del suo egocentrismo, per ricordare a tutti come aveva ottenuto ricchezza.

Palazzo Buondelmonti

Ultimo ma non per importanza,  è l’altrettanto affascinante Palazzo Buondelmonti, che si trova esattamente tra Palazzo Bartolini-Salimbeni e Palazzo Spini-Feroni. Questo splendido edificio, come molte delle strutture signorili presenti nel centro storico, presenta due stili architettonici di due epoche differenti; in questo caso, XIV e XV secolo. La struttura disposta su tre piani, presenta il classico intonaco colore giallo scarico tipico toscano, con due ordini di finestre ad arco rivestite in bugnato. L’ultimo livello è composto da un elegante ed affascinante loggiato. Originariamente, dove oggi vediamo l’intonaco, la famiglia Buondelmonti fece dipingere da Jacopo di Michele le imprese di Filippo Buondelmonti degli Scolari. Da tutti conosciuto come Pippo Spano, era un importante condottiero e mercante. Sfortunatamente il logorio del tempo non ha lasciato tracce degli affreschi.

Il palazzo fu costruito per volere dei suoi primi proprietari, la famiglia Scali. Ad onore del vero infatti, il nome corretto dell’edificio sarebbe Palazzo Scali-Buondelmonti. La famiglia Scali era una tra le casate più in vista e potenti del tempo, ma come spesso accade, dopo un lungo tempo trascorso tra ricchezze e sfarzo, iniziò il loro periodo di declino. Il progressivo decadimento fu talmente disastroso, tanto che nel 1420 furono costretti ad affittare il palazzo ai Buondelmonti, per poi definitamente cederglielo nel 1517. I Buondelmonti sono ricordati come una delle più storiche e nobili famiglie fiorentine.

Con l’estinzione della famiglia Buondelmonti e la morte di Francesco Gioacchino Buondelmonti, ultimo erede maschio della casata, la figlia decide di suddividere il palazzo e metterlo in affitto. Ad oggi abbiamo numerose testimonianze dei personaggi di spicco che vi soggiornarono, come ad esempio l’Ariosto.

Nel 1819, divenne la prima sede del Gabinetto Vieusseux,  diventando così luogo di incontro di personaggi illustri quali, Stendhal, Dumas, Alessandro Manzoni, Giacomo Leopardi, Gino Capponi e molti altri. Come abbiamo già visto, il Gabinetto fu poi trasferito nel vicino Palazzo Spini-Feroni; ad oggi è ospitato all’interno di Palazzo Strozzi.

La Colonna della Giustizia, custode di un cospicuo…bottino

Oltre gli interessanti palazzi sopra citati, Piazza Santa Trinita può annoverare come anticipato, la presenza di una possente colonna in granito, la Colonna della Giustizia. Si tratta di un’opera molto antica, proveniente niente di meno che dalle Terme di Caracalla a Roma. La sua presenza sul suolo fiorentino, era un dono di Papa Pio IV a Cosimo I de’ Medici, che nel 1554 decise di collocarla al centro della piazza dove tutt’oggi si trova. Non si trattava ovviamente di una scelta casuale. E’ proprio in quel punto esatto infatti, che Cosimo I  riceverà la notizia del suo trionfo nella battaglia di Marciano, contro la tanto ostile e detestata Siena.

Solo nel 1581, fu posta sulla sommità una statua che rievoca la Giustizia. L’opera in questione, realizzata in porfido rosso da Francesco e Romolo del Tadda, che sorregge in una mano una bilancia e nell’altra una spada, è avvolta da un ampio mantello in bronzo. Ed è proprio questa statua a trovarsi al centro di una curiosa diceria che si tramanda ormai da secoli.

A quel tempo per decreto della Signoria, Ponte Vecchio si era già sbarazzato delle maleodoranti botteghe di verdurai e beccai – i macellai –   per dare spazio esclusivo ai gioiellieri. La storia racconta che sul ponte, iniziarono a verificarsi inspiegabili furti di pietre preziose dai banchi dei mercanti. I sospetti si concentrarono su un gruppetto di ragazzi che erano soliti ritrovarsi e giocare sul posto. Sebbene non esistessero prove a loro carico e si proclamassero innocenti, i giovani ricevettero l’ordine insindacabile di non mettere mai più piede sul Ponte Vecchio.

Ciò nonostante, i furti continuavano a perpetrarsi senza sosta. Anni dopo, durante una manutenzione periodica della statua della Giustizia, gli operai addetti alla pulitura fecero una scoperta inaspettata. Tutta la refurtiva sottratta ai mercanti di gioielli, era nascosta dentro uno dei piattini. La spiegazione era evidente. Una gazza ladra con un indiscusso gusto del bello e del lusso, aveva realizzato proprio lì il suo nido, decorandolo con i preziosi rubati!

 

 

6 commenti

  • Mimi

    Ci sono passata accanto e non mi sono soffermata in Piazza Santa Trinità a Firenze. Mamma mia quanti palazzi e particolari che mi sono persa
    La prossima volta non mancherò di visitare queste attrazioni. Ti ringrazio di questi tuoi suggerimenti.
    Mimì

  • Libera

    Devo ammettere che Firenze è davvero ricca di curiosità e leggende. Ogni volta che ci faccio un salto scopro qualcosa di nuovo. Grazie per le dritte, non conoscevo queste curiosità

  • Annalisa Spinosa

    Manco da Firenze da quasi vent’anni sai?? Forse è arrivata l’ora di tornare in città, inserendo nell’itinerario alcuni dei luoghi da te selezonati, che la prima volta non ho avuto modo di visitare. Mi manca ad esempio il Palazzo Salimbeni e la Basilica della Trinità. Grazie delle dritte.

    • Daniela

      Ciao Annalisa! Allora è assolutamente arrivato il momento di tornare a farci visita ☺️ felice di averti fornito nuovi spunti per il tuo prossimo viaggio ☺️

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