
Una Lente in Puglia: seconda tappa Lecce. Diario di viaggio on the road
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Riprende il mio racconto di viaggio attraverso la Puglia, che vede protagonista di questo articolo la meravigliosa città di Lecce. Si tratta di una città che incanta letteralmente i sensi. La scenografica opulenza delle facciate in stile barocco, si fondono in perfetto equilibrio con il piacevole e più sobrio aspetto urbanistico cittadino. Lo sguardo del visitatore è sedotto dall’atmosfera evanescente e magica data dall’imperante pietra leccese, che cattura magistralmente la luce che vi si riflette.
Da fiorentina nata e cresciuta a Firenze, ero curiosa di scoprire per quale motivo Lecce fosse chiamata la “Firenze del sud“. Ad onore del vero, ritengo che Lecce sia una città così ammaliante ed unica nel suo genere, che non ha alcun bisogno di essere “paragonata” ad altre.

Ciò che a mio avviso accomuna questi due affascinanti capoluoghi italiani, seppur profondamente diversi tra loro, è di rappresentare concretamente il concetto di museo a cielo aperto. Passeggiare per le strade dei nostri centri storici è l’equivalente di aprire un’immaginaria finestra sul passato. E’ difatti tangibile la consapevolezza di essere totalmente immersi nella storia, respirando ovunque arte.
Come raggiungere Lecce e come spostarsi in città
Lecce è raggiungibile sia in auto che in aereo, come anche in pullman e treno. Decidendo di viaggiare in aereo, l’aeroporto più vicino è quello di Brindisi, distante da Lecce circa 45 km. Fedele al mio proposito di utilizzare mezzi di trasporto slow per un turismo più sostenibile, effettuo lo spostamento da Ostuni in direzione Lecce, a bordo di un treno regionale. Raggiungo la mia destinazione in un’ora circa.
Gli spostamenti cittadini sono efficienti. L’ampia rete di mezzi pubblici e taxi, permette di raggiungere qualsiasi zona della città in un breve lasso di tempo. Il bellissimo centro storico è assolutamente e rigorosamente da scoprire a piedi.
Cosa vedere a Lecce
Partendo dal presupposto che tutto il centro città è sorprendentemente seducente, le chiese costituiscono senza ombra di dubbio una delle attrazioni artistiche principali. Molti dei capolavori architettonici sono chiamati in dialetto locale “a curtieddu” (letteralmente tradotto = a coltello). E’ così che i leccesi amano definire lo stile di lavorazione della famosa pietra, talmente malleabile, da poter idealmente utilizzare la lama di un coltello per modellarla.
Altro segno distintivo che caratterizza il capoluogo pugliese, è la rinomata tradizione artigiana della trasformazione della cartapesta. Noterete ovunque laboratori e botteghe che fanno bella mostra dei loro incredibili manufatti, frutto di questa nobile arte che si tramanda di padre in figlio da generazioni. Perfino i monumenti cittadini sono testimoni dell’abilità manuale della lavorazione della cartapesta.
Primo su tutti, è l’inimitabile controsoffitto dellaChiesa di Santa Chiara, che costituisce l’esempio perfetto di questa antica pratica. Si tratta di un vero e proprio capolavoro unico nel suo genere ideato da Mauro Manieri, che imitando le caratteristiche dei controsoffitti in legno, lo progettò interamente in cartapesta.

Data la sua straordinaria e preziosa fattura, nessuno potrebbe avanzare l’ipotesi che si tratti in realtà di un materiale così umile. L’imponente controsoffitto di circa 300 mq, è composto da 300 moduli in cartapesta, ed è sorretto da un’intelaiatura lignea. Grazie alla data riportante l’anno 1738 rinvenuta in un secondo momento su uno dei supporti in legno, è stato possibile risalire al periodo in cui si presume furono ultimati i lavori. La Chiesa di Santa Chiara è opera dell’architetto e scultore leccese Domenico Cino. Realizzata tra il 1687 e il 1691 sui resti di una precedente struttura datata 1400, appartiene sempre all’ordine di Santa Chiara.

Addentrandosi attraverso i vicoli, arriverete alla Chiesa di San Matteo. Si tratta di un altro incantevole esempio di stile barocco romano che si fonde al tradizionale tratto dell’intaglio della pietra leccese. Come per la Chiesa di Santa Chiara, l’edificio fu realizzato da Giovanni Andrea Larducci tra il 1667 ed il 1700 su una preesistente edificazione del XV secolo, per volere del vescovo Luigi Pappacoda. La facciata in stile barocco romano è convessa nel primo ordine e concava nel secondo, con decorazioni a squame e bugne. Ad una più attenta osservazione, si notano inoltre che le colonne dell’ordine inferiore sono diverse, mentre quella sulla destra è addirittura intagliata a metà.
Leggenda narra che l’opera sia rimasta incompiuta a causa del diavolo. Quest’ultimo sembra che fosse invidioso della bellezza della facciata, quindi uccise lo scultore per impedire che ultimasse il lavoro. L’interno ha una pianta pseudoellittica e ripropone i tratti tipici del barocco salentino. Di particolare interesse, oltre il frammento di affresco del 1400 della Madonna del Latte, posto all’interno dell’altare della Luce, è il ricco e policromo altare maggiore in barocco leccese. Di rilievo è anche il bell’organo a tre campate, con intagli lignei dorati del 1735.
La leggenda del volto dell’amore
Passeggiando tra le caratteristiche vie che si intersecano in un crocevia di storie e bellezze artistiche, soffermatevi all’angolo tra Vico del Theutra e Via Federico d’Aragona.Con lo sguardo rivolto verso l’alto, osservate gli angoli delle facciate. Noterete scolpito nella pietra il volto di una donna. Forse non tutti sanno che la città di Lecce, è testimone e custode – come Verona – di una romantica seppur tragica leggenda. La storia descrive infatti l’amore contrastato tra due giovani.
Si racconta nello specifico, che nel capoluogo si sia consumata una triste vicenda amorosa, culminata con la morte di uno dei due protagonisti. Si narra di dueinnamorati – di cui non si conoscono i nomi – che vivevano un singolare quanto struggente amore platonico dalla finestra. I due infatti, abitavano con le rispettive famiglie uno di fronte all’altra. Il candido sentimento era però osteggiato dai familiari di lei, che non accettavano il ragazzo forse a causa di precedenti dissapori tra le rispettive famiglie.
Dopo una serie di avvertimenti affinché cessassero i corteggiamenti, il padre della ragazza decise di murare la finestra dalla quale i due amanti si scambiavo languidi sguardi. A niente servirono le preghiere accorate della giovane al padre. Non trovando altre vie d’uscita, la fanciulla compì il gesto estremo di togliersi la vita.
Come è intuibile, il terribile epilogo gettò il ragazzo nella più totale disperazione, allorché decise di immortalare il volto della sua amata nella pietra. Fece perciò realizzare una scultura che la raffigurasse, come simbolo del loro eterno amore. Il volto della donna è rivolto in direzione della finestra che tutt’oggi risulta ancora chiusa.

L’ampia Piazza Duomo ospita il Duomo, ovvero la Cattedrale di Maria Santissima Assunta, oltre il seducente Campanile, l’Episcopio ed il sontuoso Palazzo dell’Antico Seminario. Rimarrete sicuramente colpiti dall’imponenza di questi monumenti. L’aspetto attuale del Duomo è merito dell’architetto e scultore leccese Giuseppe Zimbalo, a cui il vescovo Luigi Pappacoda conferì anche l’incarico di realizzare lo splendido campanile. I lavori della Cattedrale iniziarono nel 1659, mentre quelli del campanile si collocano tra il 1661 ed il 1682. Guardando esternamente il Duomo, la facciata laterale è in classico stile barocco, mentre il prospetto che volge sull’Episcopo, presenta tratti più lineari.

L’interno ha una pianta a croce latina che si sviluppa su tre navate, sorrette da pilastri e semicolonne riccamente lavorate. La Cattedrale è un vero trionfo di marmi, decorazioni in oro, pietra e legno intagliati con maestria. I dodici altari sono ciascuno dedicati ad un Santo diverso, e sfoggiano anch’essi elaborati abbellimenti a tema sia floreale che animale. La navata centrale è impreziosita da un controsoffitto in legno del 1600, finemente intagliato con dettagli dorati. Quest’ultimo è stato realizzato con cassettoni ottagonali ed a croce greca, intervallati da tele.
Scendendo nella bellissima cripta risalente alla prima metà del 1500, si contano un totale di 92 tra colonne e semicolonne in pietra leccese. Ciascun capitello è diverso dall’altro, con una lavorazione di motivi unici. Alcune aperture sul pavimento mostrano inoltre l’ossario, oltre ad un’area sepolcrale recentemente rinvenuta.

Proseguendo si arriva all’Antico Seminario. E’ un edificio solenne ed ammaliante progettato dall’architetto e scultore Giuseppe Cino, al cui interno si trova il chiostro. Centralmente spicca il bellissimo pozzo, le cui decorazioni riprendono il tema della frutta e motivi legati all’acqua. Dal chiostro si accede al Museo Diocesano di Arte Sacra MuDas che merita assolutamente la visita.
I maggiori luoghi di culto, così come alcuni siti e monumenti, sono visitabili previo acquisto di un biglietto. Per quanto riguarda gli edifici religiosi è stata sviluppata un’interessante proposta.

Il ticket completo ha un costo complessivo pari a € 9,00 ed è venduto sia on line (evitando così estenuanti code), che presso la biglietteria centrale di LeccEcclesiae presso l’Antico Seminario. Con l’acquisto avrete l’accesso ai seguenti monumenti: Duomo e Cripta, Chiesa di San Matteo, Chiesa di Santa Chiara, Basilica di Santa Croce e MuDAS (Museo d’Arte Sacra).
In aggiunta è possibile abbinare ulteriori visite, come ad esempio, la salita sul Campanile del Duomo (costo del biglietto € 12,00), la cui cima si raggiunge comodamente in ascensore. L’accesso a quest’ultimo è contingentato, sarà quindi necessario al momento dell’acquisto, scegliere la fascia oraria di visita al monumento. Il mio consiglio è di prediligere l’orario serale, per godere di un suggestivo panorama notturno sulla città.

Arrivando alla vicina Basilica di Santa Croce, sarete probabilmente colti da una sorta di sindrome di Stendhal per la magnificenza dell’edificio. Si tratta di una struttura edificata tra il 1549 e il 1646, dove a sua volta sorgeva una chiesa realizzata nel XIV secolo da i Celestini. Quest’ultima fu poi abbattuta per far posto all’attuale opera architettonica. La facciata è frutto di un lungo lavoro realizzato nell’arco di un secolo. Il progetto fu iniziato dall’architetto Gabriele Riccardi, e nel corso del tempo si sono successivamente alternati Francesco Antonio Zimbalo e Cesare Penna.

Sono tre gli stili identificabili nella facciata: rinascimentale, cinquecentesco e barocco. I numerosi simboli sacri, hanno con molta probabilità anche un significato alchemico. Non a caso infatti, tracciando delle rette su alcuni punti specifici, si ottengono delle perfette ed inaspettate figure geometriche. Il magistrale rosone cattura lo sguardo. Realizzato nel 1646, è composto da elementi concentrici e decorativi dove si distinguono nitidamente melograni, gigli e cherubini finemente intagliati.
L’interno si presenta con una pianta a croce latina suddivisa in tre navate, e non delude le aspettative. Tra capitelli incantevoli, altari particolarmente ricchi e di pregio, spicca il soffitto ligneo risalente al 1800, con incredibili lacunari dorati ed una tela centrale rappresentante la Trinità. L’opera del 1833 è attribuita a Giuseppe Grassi.

A fianco della Basilica, si trova l’autorevole Palazzo Celestini, oggi sede degli uffici della Prefettura e Provincia di Lecce. Attraversando la bellissima corte interna, arriverete ai Giardini Pubblici Giuseppe Garibaldi. Passeggerete in una rilassante ed incantevole oasi verde che si estende per circa 34000 mq.. Realizzata nel 1830, rappresenta l’esatto esempio di giardino all’italiana. Il complesso si snoda tra rigogliose piante secolari, fontane, aiuole, busti in marmo e sentieri, che convertono centralmente in uno slargo, all’interno del quale è posto un meraviglioso gazebo in muratura.

La leggenda del fiore dei cornuti
Camminando per Lecce, avrete certamente notato il tripudio di piante e fiori che adornano i balconi e le finestre delle abitazioni. Primeggia su tutti il geranio, considerato dai leccesi il fiore ornamentale per eccellenza. Secondo una curiosa leggenda popolare, la pianta in questione è conosciuta come “il fiore dei cornuti“. Si racconta infatti che l’usanza di riempiere le finestre ed i balconi di gerani, nasca come un astuto escamotage femminile.
Adottando la scusa di accudire i fiori, le donne spendevano molto tempo affacciate alle finestre e ai terrazzi. Sfruttando questo scaltro espediente, le signore in questione attendevano indisturbate il passaggio dell’amante, il tutto sotto gli occhi ignari dei mariti. E’ da questo stratagemma che si racconta derivi la singolare diceria.

L’unicità di Piazza Sant’Oronzo nel cuore di Lecce
Arrivando nella prestigiosa Piazza Sant’Oronzo, si può ammirare lo splendido Anfiteatro romano risalente all’età augustea. In origine ospitava fino a 25.000 spettatori. Si tratta di un’opera così incredibilmente ben conservata, che anche in virtù della posizione in cui si trova, così com’è circondato da palazzi storici, l’atmosfera è ancor più suggestiva. In posizione centrale alla piazza si trova inoltre la colonna di marmo alta circa 29 metri, con la statua del patrono della città – Sant’Oronzo – posto sulla sommità. Alcune teorie indicherebbero la colonna in questione, come una delle due colonne romane poste alla fine della Via Appia, che i brindisini avrebbero ceduto ai leccesi.
A lato della piazza, sulla facciata dell’edificio che oggi ospita il Banco di Napoli, vedrete anche un orologio astronomico. Si tratta di un’opera dello scultore Francesco Barbieri risalente al 1955, su commissione dell’allora Banca Commerciale Italiana, ed è conosciuto come l’Orologio delle Meraviglie. Realizzato in bronzo e rame smaltato, si sviluppa per un’altezza di 10 metri per 3 metri di larghezza. Ci vollero 3 anni e 6 mesi per ultimarlo. L’orologio è un mix di dettagli sia sacri che profani, dove si distinguono l’Arcangelo Gabriele, la Vergine Maria, i Serafini, oltre a simboli di tarocchi, costellazioni e segni zodiacali. Non mancano infine splendide decorazioni di fiori e piante.

Tra le numerose bellezze artistiche leccesi, da non perdere è anche la visita al Teatro Romano ed al Castello di Carlo V. Quest’ultima è una fortificazione che identifica lo stile architettonico del XII secolo d.C.. Al suo interno ospita anche il museo permanente della cartapesta, ed una serie di mostre temporanee.
Lecce conserva anche la memoria del suo quartiere ebraico. Non vi sarà sicuramente sfuggito che alcune vie, tre per l’esattezza: Via della Sinagoga, Vico della Saponea e Via Abramo Balmes, riportano oltre che la dicitura in italiano, anche quella in ebraico. Visitando il Museo Ebraico – biglietto d’ingresso € 9,00 – sarà come fare un viaggio immersivo all’interno della cultura ebraica, tra i sotterranei dell’edifico che lo ospita dove un tempo si trovava l’ex sinagoga.
Di recente recupero è anche il Parco delle Mura Urbiche. Avrete l’opportunità di fare una gradevole passeggiata, ammirando un tratto delle mura cittadine cinquecentesche. Nella cornice di un bel parco pubblico, riscoprirete i segni ed i dettagli storici che riportano a ritroso nel tempo fino ad oltre 2000 anni fa.

Dove e cosa mangiare a Lecce
Difficile liquidare l’argomento in poche righe, perché le specialità culinarie sono davvero numerose e tutte squisite. Must assoluti ed irrinunciabili sono i fritti. Assolutamente da gustare oltre i conosciuti panzerotti, sono i rustici leccesi, un vero e proprio capolavoro culinario. Nello specifico è un involucro di croccante pasta sfoglia che al suo interno racchiude un cuore caldo di besciamella, mozzarella e pomodoro.
Pasticceria Natale
Altra imperdibile tipicità, stavolta dolce, è il pasticciotto leccese. L’inconfondibile forma ovale di profumata e friabile pasta frolla, nasconde una generosa e golosa farcitura di crema pasticcera. Consiglio di provare la Pasticceria Natale. Esistono varianti che prevedono l’aggiunta di amarene sciroppate alla crema, o l’alternativa del ripieno con cioccolata o pistacchio.
Impossibile durante una vacanza in Salento, non farsi tentare dalla famosa puccia. E’ una specialità che si trova un po’ ovunque. Si tratta di una tipologia di pane di forma rotonda, particolarmente gustosa e da farcire a piacimento.
Pescheria con cottura
Tra le numerose tipicità spiccano inoltre i piatti a base di carne, in special modo equina, con succulenti preparazioni alla brace. Anche il pesce, altra materia prima d’eccellenza, è cucinato in numerose versioni. Tra le molteplici proposte il polpo alla pignata è indubbiamente tra le ricette più tipiche. Per una cena a base di pesce freschissimo, provate Pescheria con cottura. Il ristorante offre la possibilità di scegliere il pescato del giorno direttamente dal banco, e decidere poi come farselo cucinare.
Friggiò
Tra i primi piatti merita una menzione il ciciri e tria. E’ una pasta fresca fatta in casa realizzata solo con farina e acqua, condita con ceci. Se siete vegetariani, gustate una fantastica Parmigiana di melanzane. Ve ne innamorerete al primo morso. Data la numerosa presenza di ristoranti in piazza Vittorio Emanuele II, troverete una vasta offerta di menù di piatti tipici. Oltre che assaggiare deliziose specialità, dando libero sfogo al vostro personale appetito, potrete intrattenervi anche per un piacevole drink dopo cena. Se vorrete invece concedervi un ghiotto break culinario ad alto contenuto calorico, recatevi presso Friggiò,dove troverete una vastissima selezione di fritti misti.

Dove dormire a Lecce
A pochi passi dalla stupenda cornice di Piazza Sant’Oronzo, in una piccola strada secondaria dove il silenzio regna sovrano, ho scoperto il meraviglioso B&B Li Frati. Si tratta di un appartamento al piano terreno ad uso esclusivo, finemente recuperato in classico stile salentino, arredato con gusto. I gentilissimi proprietari Graziana e Luigi accolgono l’ospite con un calore fuori dall’ordinario. Entrambi si rendono disponibili per qualsiasi necessità, al fine di offrire un soggiorno oltre che confortevole molto piacevole. L’ampio appartamentodispone di ogni comfort. E’ inoltre rifornito di qualsivoglia leccornia per gustare una prima colazione in autonomia, dalla frutta fresca, alle uova, così come il caffè, succhi di frutta, yogurt e molto altro. Rapporto qualità/prezzo ottimo.







8 commenti
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wwayne
Resoconto davvero completissimo. Ho apprezzato in particolare la parte culinaria: sia perché sono una buona forchetta, sia perché molti travel bloggers trascurano quest’aspetto quando raccontano i loro viaggi (e fanno malissimo, perché sapere dove si mangia bene è fondamentale quando devi visitare un posto nuovo).
Una Lente in Viaggio
Ti ringrazio per il tuo bel commento, sono molto contenta tu abbia apprezzato. Anch’io da buona forchetta tengo molto all’aspetto della cucina tipica, e ritengo che conoscere la tradizione culinaria di una particolare località, sia parte integrante del viaggio e della scoperta del luogo ☺️
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Arianna
Ho letto con grande interesse perché nel corso dell’estate potrei passare da Lecce, una città che ancora non ho visitato ma che mi ispira tantissimo, resoconto davvero dettagliato ne terrò conto
Daniela
Ciao 🙂 mi fa molto piacere che tu abbia trovato utile il mio articolo su Lecce. Sono certa che rimarrai affascinata dalla città! 🙂
Federica
Stupenda Lecce! Ci torniamo molto spesso volentieri essendo pugliesi, una città che è sempre una scoperta, tra arte, storia e bel vivere. Davvero a misura d’uomo e di famiglie.
Daniela
Mi sono letteralmente innamorata di Lecce, ma del resto è impossibile non innamorarsi della Puglia in generale! 😊