
Piccolo museo del diario: racconti di vite comuni che custodiscono l’anima e la storia d’Italia
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“Ho scritto il tuo nome sulla neve il vento là cancellatoÒ scritto il tuo nome sul mio cuore e li si è fermato”(Clelia Marchi)
Custodire una memoria significa regalare l’immortalità a chi l’ha vissuta, trasformando semplici fogli di carta in un tesoro inestimabile. Quanti di voi, almeno una volta nella vita, si sono affidati a carta e penna per confidare i propri pensieri più intimi? E quanti di voi negli anni, hanno tenuto traccia di quelle memorie scritte? Il Piccolo museo del diario di Pieve Santo Stefano, nella meravigliosa e rigogliosa Valtiberina Toscana, provincia di Arezzo, è un luogo magico e carico di emozioni, dove questi frammenti di vita continuano a respirare raccontando la loro storia.

Pieve Santo Stefano, un borgo segnato dalla guerra ma rinato grazie all’anima dei suoi diari
Per comprendere le ragioni che hanno portato alla realizzazione di questa favolosa intuizione nata proprio nel borgo di Pieve Santo Stefano, dobbiamo fare un salto nel passato, dopo la fine della devastante Seconda Guerra Mondiale, esattamente quaranta anni la ricostruzione della cittadina.
Le conseguenze dei bombardamenti furono disastrose in molte aree del nostro territorio, causando ingenti danni a cose e persone. La devastazione delle mine ferì profondamente Pieve Santo Stefano, che rischiò di smarrire la sua antica identità storica e culturale.
Saverio Tutino, fondatore del Piccolo museo del diario
Nessuno al tempo, avrebbe potuto immaginare che la storia del borgo si sarebbe poi indissolubilmente unita a quella del giornalista Saverio Tutino. Quest’ultimo era noto per aver preso attivamente parte ai conflitti, prima come partigiano e poi come corrispondente di guerra. Negli anni della sua maturità iniziò a sviluppare una chiara consapevolezza. Dal suo vissuto trasse l’insegnamento che la storia vera, non è quella raccontata dai grandi della guerra, ma è quella che risiede nella vita e nelle sofferenze delle persone comuni.
Nacque così la brillante illuminazione di voler realizzare un luogo dove raccogliere testimonianze scritte di privati cittadini, che potessero essere conservate nel tempo.

La sua idea, come si può ben intuire, era estremamente avveniristica per i tempi. Il suo intento era quello di realizzare un luogo dove custodire e conservare i ricordi cartacei di chiunque volesse donarli. L’obbiettivo era quello di creare un archivio che salvasse le storie e la memoria delle persone, dando loro una voce pubblica e fruibile a tutti.
Nei primi anni Ottanta, Tutino si trova a passare casualmente per la Valtiberina e scopre così la straziante storia di Pieve Santo Stefano. Eureka! È qui che decide di dare vita al suo progetto della memoria d’Italia, in un luogo che seppur martoriato dalla guerra, dimostrava la forte determinazione di ricostruirsi e non perdere la propria identità storica. Sebbene la nascita della “Città del diario” sarebbe maturata solo in un secondo momento, un filo invisibile legava già intimamente Pieve Santo Stefano all’idea di Tutino.
Il 22 novembre 1984 il giornale La Repubblica pubblica un annuncio che recita: “Avete un diario nel cassetto?” ed è in quel preciso momento che prende forma il progetto, trasformandosi a tutti gli effetti in qualcosa di concreto.
Mario Perrotta e la nascita del Museo
Col passare del tempo l’archivio si arricchisce di sempre nuove testimonianze, fino a quando nel 2007 l’attore, drammaturgo, regista teatrale e scrittore Mario Perrotta visita la raccolta. Sarà da questo viaggio nella memoria che trarrà ispirazione per il suo libro “Il paese dei diari“. Osservando gli schedari, immagina che l’archiviazione alfabetica degli scritti costringa in un certo senso ad avvicinare personaggi tra i più disparati, che nella vita di tutti i giorni raramente avrebbero potuto incontrarsi; un contadino accanto a un nobile, un partigiano a un fascista, o una suora a una prostituta.

La nascita vera e propria del Piccolo museo del diario
Nacque così l’idea di creare un vero e proprio museo, inaugurato nel dicembre 2013. Non più un luogo statico, ma uno spazio multisensoriale, dove abbandonare ogni sovrastruttura mentale e lasciarsi trasportare dentro il cuore delle storie. Nell’immaginario dei suoi ideatori, i diari perfettamente custoditi dentro cassetti, la notte prendono vita, fluttuano e si raccontano, creando quel particolare e piacevole fruscio che si ascolta girando le pagine di un libro. Ed è proprio questo il suono di sottofondo che si ascolta visitando le stanze del museo.
Il Piccolo museo del diario oggi
All’interno delle contenute ma deliziose salette, poste al primo piano del cinquecentesco Palazzo Pretorio – che merita una visita – nonché sede del Comune cittadino, si è invitati a seguire un percorso guidato predefinito, tra diapositive proiettate sui muri, suoni e voci narranti. Si possono trovare storie per ogni gusto, da diari di guerra, poesie, lettere d’amore e inconfessabili segreti consegnati ai posteri tramite parole impresse nere su bianco. Alcuni diari sono firmati, altri contengono le iniziali puntate dell’autore, ma una cosa è certa: tutti a modo loro, trasmettono un’emozione forte.
Le guide riescono completamente e magistralmente a catturare l’attenzione del visitatore. Si percepisce chiaramente la passione che mettono nel raccontare le storie toccanti di cui sono custodi e tramandatori orali.
Storie di riscatto e resistenza
Difficile stabilire quale tra le tante ascoltate abbia maggiormente colpito la mia sensibilità. Ad esempio, le lettere d’amore di Emilia, una contessa di Milano, al suo amante Federico, ufficiale dei Bersaglieri. Si tratta di un lungo rapporto epistolare, ricostruito attraverso le lettere della donna. Emilia chiedeva ossessivamente di bruciare ogni lettera per timore di venire scoperta. Eppure, le uniche testimonianze rimaste sono proprio gli scritti di suo pugno. Dopo la separazione dal marito, i due amanti continuano una fitta corrispondenza. Il marito di Emilia si ammala e successivamente muore e la donna, contrariamente alle aspettative, decide di porre fine alla sua relazione extraconiugale. L’epilogo sarà devastante, perché Federico, umiliato e disperato per la perdita del suo amore, deciderà di togliersi la vita.
Oppure il diario del giovanissimo Orlando, diciassettenne con tanta voglia di vivere e con tutta la vita davanti, innamorato della sua Marcella. Ben presto venne fatto prigioniero nel carcere di Via Tasso, dove avrebbe raggiunto la maggiore età e da dove non sarebbe mai più uscito, perché poi tristemente fucilato alle Fosse Ardeatine. Riusciva comunque a comunicare con l’esterno, nascondendo piccoli messaggi nel colletto della camicia che mandava a lavare a sua madre.
O ancora, Luisa, intrappolata giovanissima in un matrimonio con un uomo violento, madre di due figli. Nonostante la sola quinta elementare, trova la forza di sopravvivere agli abusi, raccontando le sue ansie e paure a un diario, che poi brucerà per vergogna del suo contenuto, ma che riprenderà a scrivere più avanti e donerà al museo.

Vincenzo Rabito e Clelia Marchi
Menzione particolare va a due personaggi di spicco del museo, a cui sono state dedicate due stanze predefinite. Si tratta di Vincenzo Rabito e Clelia Marchi. Entrambi sono uniti da un’esistenza fatta di stenti e povertà e con la passione scoperta da adulti per la scrittura, nonché la voglia di raccontare la propria vita come dono a chi verrà.
Terra Matta
Vincenzo, originario della Sicilia, dopo una vita alla spasmodica ricerca di un po’ di stabilità sia finanziaria che emotiva, senza alcuna nozione in materia, inizia a scrivere la storia della sua vita, utilizzando la macchina da scrivere Olivetti di uno dei figli.
Vincenzo visse gli stenti della Prima Guerra Mondiale al fronte e, durante la Seconda, venne inviato in Germania a lavorare in miniera. Si sposò con una donna inizialmente per interesse, ma subito dopo scoprì che in realtà lei aveva perduto ogni avere. Ciò nonostante, la relazione funzionò e rimasero insieme per tutta la vita. Dalla loro unione nacquero tre figli, ai quali i genitori garantirono il futuro che loro non avevano potuto avere.
Dagli scritti emerge il suo carattere schietto, ironico e senza filtri, con la curiosa particolarità che salta subito all’occhio: inserisce dopo ogni parola un punto e virgola. Con grande sorpresa dell’autore e della sua famiglia, il manoscritto susciterà l’attenzione di molti e sarà poi pubblicato da Einaudi con il titolo “Terra Matta“. La sua storia approderà successivamente anche al cinema e in teatro.

La Stanza del lenzuolo
A Clelia Marchi è stata dedicata la stanza del lenzuolo. Sì, avete letto bene!
È difatti proprio a un lenzuolo del suo corredo, che la donna affiderà i suoi pensieri e la storia della sua vita. L’idea di scrivere sulla stoffa arriverà dopo un periodo difficile, dove Clelia rimasta improvvisamente vedova, sentirà l’urgenza impellente di esprimersi e troverà conforto nella scrittura. L’espediente è sopraggiunto come un’alternativa pratica alla carta che aveva terminato – si parla di circa quindici chili -.
Ogni capoverso è segnalato da un numero, per agevolare il lettore nella lettura.
La dolcezza di Clelia spiazza e lascia letteralmente senza fiato. La profondità delle sue parole e specialmente delle sue poesie, fanno riflettere ed emozionare. Anche il suo diario sarà poi pubblicato.
Inutile dire che dopo averli acquistati nel bookshop del museo e averli entrambi letti, o meglio, divorati, non posso che consigliarli.
Sebbene le pagine dei due diari di vita siano scritte in un italiano sgrammaticato e molti termini siano dialettali tipici del luogo di origine dei due autori, rapisce la facilità di lettura e la scorrevolezza dei testi. Le descrizioni sono talvolta così accurate che si riesce a visualizzare le scene descritte, ad appassionarsi, ridere ed emozionarsi, proprio come accadrebbe con un libro ben riuscito di un autore affermato.
Perché visitare Il Piccolo museo del diario
Stupisce la forza e la passione di tutti gli autori, alcuni dei quali quasi totalmente analfabeti, che però non si discostano né per spessore letterario né per intensità emotiva dagli scritti delle penne più colte. Tutti riescono a raccontare con trasporto emozioni e fatti, toccando le corde più profonde dell’animo umano, davanti alle quali è impossibile rimanere impassibili.
Il Piccolo museo del diario è un luogo unico, dove ci si spoglia di preconcetti e in un certo senso si torna bambini, con gli occhi sgranati e la bocca spalancata, ipnotizzati dall’ascolto di storie che raccontano la memoria di vite che non abbiamo vissuto.
Ma il museo non è solo testimonianza del passato, ma è incredibilmente al passo con i tempi, perché accoglie e conserva anche diari contemporanei, ed è sempre aperto ad accettarne di nuovi.
Premio Pieve Saverio Tutino
Ogni anno, il museo organizza un concorsoa iscrizione gratuita. A essere premiato è il diario che ha maggiormente catturato l’attenzione della giuria, tra gli otto già selezionatidalla Commissione di lettura. Siete quindi ancora in tempo per salire in soffitta e cercare i vostri diari per partecipare alla prossima edizione.
Informazioni pratiche
Tutte le visite sono guidate.
Qualora vogliate visitare il museo in gruppo, la prenotazione è obbligatoria (clicca qui per prenotare direttamente sul sito).
Il museo è aperto:
- tutti i giorni dal lunedì al venerdì (se feriali) negli orari: 9:30-12:30 e 15:00-18:00
- Sabato, domenica e festivi: dalle 10:00-13:00 e 15:00-18:00 (rimane chiuso il 25 e 26 dicembre, il 1 e 6 gennaio e il giorno di Pasqua)
- Biglietto d’ingresso Euro 5,00
Cosa vedere nelle vicinanze
Trovandovi in zona, sarebbe un vero peccato non proseguire il viaggio per circa 10 km alla volta di Caprese Michelangelo alla scoperta della Casa Natale di Michelangelo Buonarroti (biglietto di ingresso Euro 4,00).
Dove mangiare
Se il languorino vi assale, consiglio assolutamente il Ristorante Il Portico, specialità pasta fresca fatta a mano…ma devo ammettere che i loro porcini fritti, mi hanno rubato il cuore!
Esiste un luogo dove le vite degli sconosciuti non svaniscono nel nulla, ma continuano a sussurrare la loro storia a chi ha voglia di ascoltare, regalando l’eternità a chi l’ha vissuta, ed è il Piccolo museo del diario.
E voi…avete un diario nel cassetto?





